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Le sfide della migrazione

Il 24 Maggio 2018 presso “La Sapienza” Università di Roma, si è svolto l’incontro dal titolo “Sapienza per l’Africa. Ruolo della diaspora per lo sviluppo dell’Africa”, in occasione della Giornata dell’Africa che ricorre annualmente il 25 maggio.

Quali sono gli effetti dell’immigrazione sull’economia dei paesi post Globalizzazione?

Recenti studi mettono in mostra come sono cambiati i flussi di migranti verso l’Europa e come sono cambiate le occupazioni dei migranti nel mercato del lavoro. Prima di poter analizzare il mercato del lavoro degli immigrati è bene saper distinguere gli immigrati legali (rifugiati) dai cosiddetti “clandestini”.

Questa differenziazione ci porta ad un’analisi mirata e lucida di quelli che sono stati gli effetti dell’immigrazione negli ultimi 25 anni.

Nel caso dell’Europa e, in particolare dell’Italia, le conseguenze economiche dell’immigrazione possono essere analizzate sia in un’ottica di medio-breve periodo (effetti sul mercato del lavoro e sulla struttura produttiva), sia in un’ottica di lungo periodo, guardando alla demografia e quindi alla sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale.

Misure di politica fiscale o decisioni di maggiore apertura commerciale possono avere effetti anche sulla migrazione illegale e a volte possono essere utilizzati come strumenti di politica migratoria, oltre che di politica fiscale o commerciale.

Lo squilibrio demografico esistente tra le due sponde del mediterraneo è stato da sempre riconosciuto come un fattore peculiare nella determinazione dei flussi migratori, da considerare non meno importante del divario salariale del reddito pro-capite. Allo stesso tempo l’invecchiamento della popolazione nell’Europa meridionale potrebbe beneficiare di una migrazione mirata, composta prevalentemente da individui di età media più bassa dei nativi.

Il lavoro svolto dal Prof. Edoardo di Porto, Università di Napoli Federico II, porta ad un’analisi dell’evoluzione dell’occupazione e dei salari dei migranti in Italia dalla metà degli anni novanta ad oggi. Sfruttando la qualità dei dati amministrativi INPS è possibile sviluppare una serie di analisi accurate e senza errori di misurazione legate all’informazione sulla cittadinanza sul lavoro dei migranti.

Sostanziali differenze emergono dal confronto con i lavoratori nativi: i migranti mostrano avere una elevata mobilità aziendale e geografica relativamente ai lavoratori nativi, determinata probabilmente da family ties (legami familiari) meno stringenti e da una minore incidenza di proprietà immobiliari. Ciò spiega perché i migranti, in un contesto di eccesso di domanda locale, possono allocarsi nel mercato italiano senza sostituirsi al lavoro nativo. Queste indagini portano ad un’analisi empirica dei salari individuali del lavoratori italiani.

I risultati mostrano come l’ingresso dei migranti nei mercati locali del lavoro non riduce, ma anzi aumenta, seppur in maniera molto lieve, i salari dei nativi: una variazione dell’offerta di lavoro migrante del 10% aumenta i salari dei nativi di 0.1%.

L’Europa ha bisogno delle migrazioni,  a causa del calo demografico e del conseguente aumento delle persone non più in forza-lavoro.

Una cittadinanza attiva equivale ad un’inclusione, cioè ad un movimento verso l’altro, al contrario dell’integrazione che presuppone una differenza.

Questo lavoro analizza l’evoluzione dell’occupazione e dei salari dei migranti in Italia dalla metà degli anni 90 ad oggi. Uno dei valori aggiunti del presente lavoro risiede nell’utilizzo della banca dati dell’INPS, che descrive l’universo dei lavoratori in aziende con dipendenti operanti nel settore privato escludendo dall’analisi il settore agricoltura. Sfruttando la qualità del dato amministrativo è stato possibile derivare una variabile di cittadinanza che si basa sulla ricostruzione delle informazioni desumibili da diversi archivi amministrativi dell’INPS che, combinati con quelli dei permessi di soggiorni e di altre banche dati, consentono di superare i limiti del riferimento al luogo di nascita o ad altre approssimazioni spesso utilizzate nelle analisi del lavoro migrante. Quest’ultimo, in Italia, si mostra in rapida accelerazione nei primi anni 2000 e in frenata nel periodo post crisi. Oggi i lavoratori migranti sono relativamente più anziani rispetto ad inizio secolo.

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