Tutele previdenziali a sostegno del reddito

Queste prestazioni riguardano i lavoratori dipendenti (ma alcune anche per quelli autonomi) e danno diritto a trattamenti variamente denominati (in genere “indennità”), riconducibili a:

1) La sospensione del rapporto di lavoro legata, fra l’altro:
a) all'esercizio del diritto allo studio (le “150 ore” di permesso retribuito), alla necessità di assistere familiari disabili, alla gravidanza e maternità, alla necessità di prendersi cura di figli in età minore (o cosiddetti congedi parentali);
b) all'insorgere di malattie generiche o specifiche come la tbc ovvero conseguenti ad infortunio o malattia professionale;
c) alla sospensione dell’attività dell’azienda, che dà diritto al trattamento di cassa integrazione guadagni, ordinaria e straordinario, il quale non spetta, peraltro, alla generalità dei lavoratori ma solo a categorie specificate dalla legge.

2) La cessazione del rapporto di lavoro, derivante da:
a) collocamento del lavoratore in mobilità, con trattamenti riguardanti i lavoratori appartenenti a determinati c comparti produttivi;
b) licenziamento o dimissioni volontarie che diano titolo al trattamento previdenziale di disoccupazione (ordinaria, straordinaria, con requisiti ridotti) ovvero ai trattamenti rientranti nella categorie dei Lavori socialmente utili che riguardano particolari categorie di lavoratori cessati.

Le prestazioni (indennità) sono rapportate per lo più alla retribuzione goduta in servizio, per una percentuale variabile, salva la possibilità di un’integrazione posta dai contratti collettivi direttamente a carico delle aziende. Alla materiale erogazione della prestazioni provvede il più delle volte direttamente il datore di lavoro che compensa poi con i contributi dovuti all'INPS.

Questo, in sintesi, il quadro generale del sistema previdenziale per le componenti diverse dai trattamenti pensionistici, complesso anche perché non sempre i benefici riguardano tutti i dipendenti; secondo alcuni nemmeno la metà, legate come sono in alcuni casi a situazioni aziendali particolari per tipologia aziendale ovvero per dimensione della azienda stessa. Alcune, poi, sono classificabili come ammortizzatori sociali con riferimento alla funzione svolta di ridurre al minimo l’impatto sociale di crisi aziendali ovvero criticità legate alla ristrutturazione produttiva di interi comparti economici.

Ciò conferma il valore strategico che vanno assumendo queste forme di previdenza, riguardanti i lavoratori dipendenti “ordinari” ma in alcuni casi anche i “nuovi lavori” e, come si è detto, i lavoratori autonomi. Valore strategico legato alla crisi “epocale” – questa volta il termine è giustificato – che stiamo attraversando ed all'affermarsi, non solo in Italia, concezioni che per brevità chiamo filosofiche volte a ridimensionare drasticamente il ruolo pubblico nel campo delle tutele un tempo basilari.

Non a caso, come accennato, si parla oggi di un sistema pubblicistico che garantisca prestazioni essenziali nel campo della salute e pensionistico, con esplicito riferimento, in entrambi i casi, ad un secondo (ed anche terzo) pilastro, al quale si sacrifica anche la funzione storica del TFR mentre per l’assistenza di parla sempre più di selettività (i soggetti autenticamente invalidi) di riferimento al reddito familiare e non solo individuale per decidere se spetta o meno la prestazione, con il riaffacciarsi prepotente della valorizzazione dei doveri ed obblighi (economici) di assistenza nell'ambito familiare.

Questo il quadro che si va delineando, con velocità di assestamento legata all'andamento della crisi economica e finanziaria che spinge sempre più verso sollecite soluzioni drastiche, logica conclusione del discorso del Libro Verde in alcuni casi, tanto che la delega per la riforma dell’assistenza, inizialmente pensata come riforma della spesa assistenziale è stata più opportunamente stralciata per una considerazione sistematica e complessiva della materia.