La causa di servizio

L’Istituto della causa di servizio ha origine antiche a partire da una legge degli inizi del ‘900 che, in relazione ad episodi bellici, introdusse un trattamento specifico per le invalidità e menomazioni derivanti da fatto di servizio (inizialmente militare, appunto), rimasto distinto dalla pensionistica ordinaria. L’Istituto si è poi sviluppato con progressiva generalizzazione per i pubblici dipendenti e con varianti riguardanti le conseguenze economiche essenzialmente legate alla riconducibilità della lesione ad un fatto riconoscibile come una causa di servizio. Da ultimo, però, l'articolo 6 del Decreto Salva Italia ha “cancellato” l’intero sistema della causa di servizio, con i connessi istituti dell’equo indennizzo e pensione privilegiata per tutti i dipendenti pubblici “civili”, per i quali resta - con superflua conferma - la tutela dell’assicurazione infortuni e la sopravvivenza dell’Istituto in questione per patologie manifestatesi prima dell’entrata in vigore della predetta norma (Circ. INPS 37/2012), mentre resta da chiarire il trattamento di aggravamenti di patologie già indennizzate. Si sottolinea “per i dipendenti civili”, poiché l’articolo precisa che il sistema resta invariato per i comparti del pubblico impiego riguardanti la difesa, la sicurezza e i vigili del fuoco.

Si tratta, di categorie per le quali, del resto, già il T.U. n.1124/1965 esclude dalla tutela generale i Vigili del Fuoco, mentre un’apposita norma di interpretazione autentica ha escluso, di recente, da detta tutela gli altri comparti dei militari e assimilati, nel presupposto che esse godessero comunque di un trattamento apposito nell'ambito del sistema della causa di servizio. Restano le assonanze fra i due mondi poiché anche per la causa di servizio occorre che il “dipendente pubblico” abbia subito una malattia o una lesione potenzialmente invalidante e che sia riconosciuto un nesso di causalità o concausalità fra la patologia e l’attività svolta.

Nelle ipotesi in cui la causa di servizio sia fatta valere dall'interessato (la regola, a fronte della prevista possibilità di azionabilità di ufficio della P.A.), questi o i suoi superstiti devono promuovere l’accertamento dei requisiti sanitari entro termini precisi che riecheggiano i temi dell’infortunistici poiché la domanda va presentata entro sei mesi dal giorno in cui si è verificato l’evento lesivo o si sono conosciute la gravità, le conseguenze invalidanti o la professionalità della patologia. In caso di cessazione del rapporto di servizio la domanda può essere presentata se la patologia si manifesta entro cinque anni dalla cessazione del rapporto di impiego (dieci in ipotesi previste dalla legge). Nella domanda, ovviamente, l’interessato dovrà prospettate e documentare elementi che correlino l’infermità al servizio prestato.

Accertata la causa di servizio, attraverso una complessa procedura con la partecipazione di commissioni mediche, dall'accertamento derivano svariati benefici, riguardanti, in ordine logico, innanzitutto le assenze dal servizio per malattia o infortunio per causa di servizio per le quali i contratti collettivi dei vari comparti della P.A. prevedono condizioni di particolare favore in termini di periodo di comporto, fermo restando che l’aspettativa anche in questo caso è soggetta ad un termine finale specifico, appunto, per le cause di servizio. Gli stessi contratti disciplinano la corresponsione del trattamento economico durante il periodo di “comporto” ed anche durante l’attesa del riconoscimento della causa di servizio.

Qualora in relazione alla patologia da causa di servizio sia riconosciuto lo stato di invalidità del dipendente, questi ha diritto ad una serie di provvidenze e prestazioni, a partire da incrementi dello stipendio variamente parametrati e maggiorazioni dell’anzianità contributiva a fini pensionistici, per gli invalidi delle prime categorie (grado in sostanza) di invalidità previste da apposite tabelle che graduano, appunto, i benefici in relazione alla gravità della menomazione ed alla sua incidenza sulla integrità psicofisica.

Di là da questi benefici, assimilabili a quelli previsti in generale per gli addetti ai lavori usuranti (con un’assimilazione dello stato di menomazione per causa di servizio all'"usura" del lavoro in particolari condizioni), le normative in materia di invalidità per causa di servizio prevedono specifici trattamenti di tipo indennitario in termini di equo indennizzo e pensione privilegiata. I requisiti per il primo – revisionabile entro cinque anni - sono sempre il riconoscimento del nesso causale o concausale e, trattandosi di indennizzo per una consolidata invalidità, la riconducibilità della invalidità stessa ad una delle categorie previste per la causa di servizio. A questa prestazione – riconosciuta dal legislatore in epoca successiva all'impianto del sistema della causa di servizio – si aggiunge la pensione privilegiata per causa di servizio che spetta a prescindere da requisiti minimi di durata del servizio qualora la menomazione rientri in una delle otto categorie della tabella A. del D.P.R. 834/81. Questo, in estrema sintesi, il meccanismo che ruota attorno all'Istituto della causa di servizio che, fino ad epoca recentissima incardinato in tutto il mondo del pubblico impiego, è stato drasticamente ridimensionato restando in vista solo per il personale militare e dei corpi ad esso assimilati ricordati all’inizio. In parallelo, d’altra parte, i trattamenti pensionistici di detto personale sono soggetti a prossimi ridimensionamenti per i meccanismi di perequazione del sistema pensionistico generale che tendono ad assimilare i trattamenti speciali a quello generale; nel caso di specie con un regolamento che, ricevuto il prescritto parere del Consiglio di Stato attende ora quello delle Commissioni parlamentari.