Minori stranieri invalidi regolarmente presenti in Italia senza carta permanente di soggiorno

A questi spetta l’indennità di frequenza anche senza carta di soggiorno – illegittimità costituzionale dell’art. 80, Co. 19, della Legge 388/2000

NOTA

La pubblicazione dei dati ISTAT sul censimento conferma la notevole presenza di cittadini stranieri nel nostro Paese, a vario titolo: fra l’altro, extracomunitari regolari, fra l’altro, in attesa della carta di soggiorno. La crescita di tale presenza rende attuali i problemi di varia natura, anche previdenziale e socio assistenziale, che devono affrontare “zizzagando” fra norme che spesso concedono benefici ma nello stesso comma ritoccano la concessione con piccole limitazioni. Per questo riteniamo utile richiamare la sentenza della Corte Costituzionale sopra indicata per l’interesse del caso di specie e per la portata generale – e di alto profilo della motivazione laddove si legge che il condizionamento del beneficio ad un requisito formale acquisibile solo dopo molti anni (almeno cinque) finisce per vanificare il beneficio stesso in termini "incompatibili” non soltanto con le esigenze di “effettività” e di soddisfacimento che i diritti fondamentali naturalmente presuppongono, ma anche con la stessa specifica funzione della indennità di frequenza, posto che l’attesa potrebbe «comprimere sensibilmente le esigenze di cura ed assistenza di soggetti che l’ordinamento dovrebbe invece tutelare», se non, addirittura, vanificarle in toto. La normativa di cui qui si discute risulta, dunque, in contrasto, non solo con l’art. 117, primo comma, Cost., in riferimento all’art. 14 della CEDU, per come interpretato dalla Corte di Strasburgo, ma anche con i restanti parametri evocati dal giudice a quo, posto che il trattamento irragionevolmente differenziato che essa impone vìola, ad un tempo, il principio di uguaglianza e i diritti alla istruzione, alla salute ed al lavoro, tanto più gravemente in quanto essi si riferiscano a minori in condizione di disabilità. Ancora una volta, dunque, è la Corte Costituzionale a dover intervenirne, ma il tempo comunque passa senza che i diritti possano essere esercitati. Ricordiamo a legislatori e amministratori disattenti o dalle scarse letture, che la nostra Costituzione raramente parla di cittadini, sempre di persone quando si tratta di diritti civili ed anche di lavoro.

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