Chi siamo

Siamo il Patronato promosso da ANMIL Onlus, Associazione fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro che viene da lontano, sempre in prima fila per la tutela dei lavoratori contro i rischi del lavoro e degli invalidi del lavoro per garantire loro migliori condizioni di vita e dignità di lavoro.

Gli Istituti di Patronato e di assistenza sociale sono, secondo l’art. 1 della legge 27 03 1980, n.112, enti di diritto privato e ad essi spetta l’esercizio dell’assistenza e della tutela dei lavoratori e dei loro aventi causa per il conseguimento in sede amministrativa delle prestazioni di qualsiasi genere previste da leggi, statuti e contratti regolanti la previdenza e la quiescenza, nonché la rappresentanza dei lavoratori davanti agli organi di liquidazione di dette prestazioni o a collegi di conciliazione (art. 1, primo comma).

La storia dei Patronati

Il Welfare Stare, tradotto come Stato assistenziale o Stato del benessere o ancora secondo la più diffusa espressione di Stato sociale, è l’insieme delle norme finalizzate a promuovere il benessere dei cittadini e delle famiglie.

Lo Stato sociale nasce in Europa occidentale a seguito del consolidamento dei processi di industrializzazione che avevano portato a consistenti fenomeni migratori di masse popolari dalle campagne verso le città, dove si erano insediate le grandi fabbriche. In questo contesto, nascono nuove forme di solidarietà sulla prossimità lavorativa: la condizione di “classe operaia” si è, infatti, gradualmente affermata nella consapevolezza dei suoi componenti. Sono sorte le organizzazioni operaie e sono state promosse associazioni di “mutuo soccorso” allo scopo di promuovere forme di tutela del reddito in caso di assenza dal lavoro per malattia o infortunio.

Il primo Paese ad introdurre l’assicurazione obbligatoria fu la Germania nel 1883, seguirono l’Austria, poi la Norvegia.
In Italia venne istituita nel 1898 la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia nonché l’Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni.

Negli anni Sessanta venne introdotto il sistema di calcolo “retributivo” per la pensione di anzianità e la pensione sociale a favore dei cittadini ultrasessantacinquenni sprovvisti di reddito.

Tra gli anni Sessanta e Settanta venne emanata una normativa a garanzia del lavoro dipendente, definita proprio “legislazione di sostegno”. Nel complesso, all'interno della spesa sociale si era andata progressivamente rafforzando la componente della spesa previdenziale e, all'interno di questa, della spesa pensionistica che mostrava già degli squilibri contabili dovuti alla fine della stagione del “baby boom” e all'allungamento della speranza di vita.

È negli anni Ottanta che si inizia a porre rimedio al progressivo aumento dei costi pensionistici, introducendo norme selettive in base ai redditi personali, e poi anche coniugali, in modo da erogare prestazioni di natura assistenziale a chi dimostrasse di averne effettivamente bisogno e riformando gli istituti dell’invalidità pensionabile (Legge 222/84). Ciò nonostante, la spesa pensionistica continuava ad aumentare e le prospettive non facevano prevedere naturali inversioni di tendenza.

Negli anni Novanta con la Legge Amato (art. 3 della Legge n. 421/1992) e la Legge Dini (Legge n. 335/1995) si è cercato di stabilizzare la spesa pensionistica in rapporto al PIL e promuovere un sistema di previdenza complementare (o integrativa).

In questo panorama di riforme, ispirandosi ai principi dettati dalla Costituzione della Repubblica all’art. 3, ovvero i principi di uguaglianza, e all’art. 38, ovvero i principi di sicurezza sociale, la Sentenza n. 42/2000 della Corte Costituzionale ha affermato che:

tali norme si pongono nel solco dei principi affermati dalla Suprema Corte che, nel dichiarare “non ammissibile” il quesito referendario finalizzato al sostanziale ridimensionamento della funzione di pubblica utilità degli Istituti di Patronato, riconobbe in essi il ruolo di “strutture operanti nel campo previdenziale direttamente riconducibili a quelle previste dall'art. 38, quarto comma, della Costituzione,” e affermando che tale ridimensionamento avrebbe finito “per trasferire le loro attività, oggi non lucrative e garantite a tutti i lavoratori, al campo dell'autonomia privata, cioè delle libere scelte individuali.
Gli enti di Patronato sono costituiti e gestiti da associazioni nazionali di lavoratori che annoverino nei propri statuti finalità assistenziali e diano prova di potervi provvedere con mezzi adeguati (art.2, primo comma del decreto n. 804 del 1947).

Il Patronato ANMIL

organigramma

Soggetto promotore del Patronato ANMIL è l’ANMIL, Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro.

Con Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 1 giugno 2010, di cui viene data notizia con apposito comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 164 del 16 luglio 2010, è stata approvata, in via provvisoria, la costituzione dell’Istituto del Patronato ANMIL.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con Decreto Direttoriale del 25 gennaio c.a., pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 43 del 22 febbraio 2011, ha approvato, in via definitiva, ai sensi e per gli effetti della Legge 30 marzo 2001 n. 152, la costituzione dell'Istituto di patronato e di assistenza sociale denominato ANMIL.

Il Patronato ANMIL è presente anche all'estero per lo svolgimento della propria attività: promuove nei paesi in cui è presente associazioni di diritto locale alle quali è giuridicamente legato da una convenzione operativa.

Le sedi estere del Patronato ANMIL sono presenti in Argentina, Australia, Belgio-Brasile-Canada-Croazia-Olanda e Stati Uniti. Per maggiori informazioni, consulta la sezione dedicata.

Sul territorio sono presenti oltre 150 sedi per garantire una più elevata capillarità: trova la sede più vicina a te oppure chiama il call center 800 180943.